Raina Kabaivanska. La voce, il teatro, la vita

L’artista si racconta a Stefano Marchetti

La conviviale di martedì 27 ottobre si è tenuta presso il Ristorante La Secchia Rapita. La Presidente, Elisabetta Bertellini, apre la serata presentando la nostra gradita ospite Raina Kabaivanska che si è raccontata a Stefano Marchetti, giornalista e critico teatrale per Il Resto del Carlino di Modena. Alla conversazione ha partecipato anche Fabio Ceppelli, giornalista e collaboratore di lunga data del celebre soprano Kabaivanska. Ceppelli ha curato il volume “Raina Diva. Ritratto di un’anima”, dedicato alla straordinaria carriera e alla vita del grande soprano. Un particolare ringraziamento alla nostra socia, Donatella Pieri, per aver reso possibile la realizzazione di questo importante evento.

La conviviale è stata anche l’occasione per “spillare” il nuovo socio,  Federico Saetti,    presentato da Maria Cristina Setti e Luca Panini. 

NOTE BIBLIOGRAFICHE

Raina Kabaivanska è nata a Burgas sul Mar Nero (Bulgaria) il 15 dicembre 1934, suo padre era medico veterinario e scrittore; sua madre era professoressa di fisica. Ha sempre abitato e studiato a Sofia. Da bambina suonava il pianoforte e cantava accompagnandosi sulla fisarmonica. Da studentessa al Conservatorio di Sofia, lavorava come solista nel collettivo artistico dell’Armata del Lavoro, suonando e cantando arie da opere famose come soprano e come mezzosoprano.

Si diplomò in canto e pianoforte al conservatorio di Sofia dove è stata membro del coro del teatro dell’Opera di Sofia per alcuni mesi. Nel 1957 debuttò all’Opera Nazionale Bulgara della stessa città. Nel 1958 ottenne una borsa di studio di sei mesi del governo comunista bulgaro per studiare canto presso il Bol’soj di Mosca, ma lei, con sorpresa dell’intendente preposto, chiese e ottenne di studiare canto in Italia, dove seguì gli insegnamenti di Zita Fumagalli Riva, soprano che negli anni ’10 e ’20 aveva cantato il repertorio verista italiano ai livelli più alti, e studiò con lei.

Nel 1959 debuttò a Vercelli nel Tabarro di Giacomo Puccini (musicista di cui è stata l’indiscussa interprete per tutta la sua carriera). Vinse poi il concorso per entrare alla scuola dei giovani del Teatro alla Scala, dove si perfezionò con Antonio Tonini, con Gianandrea Gavazzeni e con il regista Mario Frigerio.

La sua prima apparizione alla Scala risale al 1961, accanto a J. Sutherland in Beatrice di Tenda di V. Bellini; nel teatro milanese è poi tornata nel 1964 nel ruolo di Irene nel Rienzi di R. Wagner. Nel 1962 ha debuttato al Metropolitan di New York nei panni di Nedda ne I Pagliacci di R. Leoncavallo, un ruolo che è risultato particolarmente congeniale al suo temperamento. Un’altra grande affermazione è stata nel 1964 al Covent Garden di Londra nella parte di Desdemona nell’Otello di G. Verdi, al fianco di M. Del Monaco; da allora è stata regolarmente invitata nei maggiori teatri europei e americani (Milano, Vienna, Parigi, Londra, Amburgo, San Francisco, New York, Buenos Aires). Negli anni Settanta ha affrontato alcune interpretazioni centrali del suo repertorio, quali quelle in Tosca di Puccini (1973, Genova, Teatro Carlo Felice), ne La Gioconda di A. Ponchielli (1974, Trieste, Teatro Verdi) e in Francesca da Rimini di R. Zandonai. Altri momenti significativi della sua carriera sono stati il debutto all’Opéra di Parigi, nel 1975, come Leonora ne La forza del destino di Verdi e la partecipazione al festival di Salisburgo nel 1981, nel ruolo di Alice Ford nel Falstaff di Verdi, diretto da H. von Karajan. Particolarmente apprezzate sono, inoltre, le sue interpretazioni in Madama Butterfly di Puccini, nell’Adriana Lecouvreur di F. Cilea, nel ruolo della Contessa in Capriccio di R. Strauss, in quello di Lisa ne La dama di picche di P.I. Čajkovskij. La sua voce di soprano lirico, sicura nel registro acuto e capace di notevoli sfumature espressive, si è imposta per intensità drammatica e sottigliezza interpretativa.

Per i meriti artistici e per l’impegno appassionato per la formazione di nuovi talenti, Kabaivanska, è stata insignita nel febbraio 2024, del Premio Emilia-Romagna Cultura, un nuovo riconoscimento attribuito dalla Giunta Regionale da assegnare annualmente a una donna e a un uomo che si siano particolarmente distinti in ambito culturale, scelti tra le persone in vita che siano nate e/o residenti, vivano o lavorino nella nostra regione, che abbiano dato lustro alla regione nel corso della loro vita. Un premio che va ad aggiungersi a un palmares a dir poco straordinario, che comprende tra le decine di premi, riconoscimenti e di onorificenze, un dottorato Honoris Causa della Nuova Università Bulgara per il suo contributo alla cultura musicale nel mondo, la nomina a Cavaliere della Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per benemerenze di segnalato rilievo verso la Nazione nel campo delle arti, la nomina a Commendatore dell’Ordine delle Arti e delle Lettere della Repubblica Francese e l’Oscar alla carriera per i suoi contributi nell’arte della musica lirica.

L’amore per il Belcanto hanno portato Kabaivanska poi a dedicarsi con passione all’insegnamento in Francia, Spagna, Bulgaria. In Italia ha insegnato all’Accademia Chigiana e, in particolare, presso il Conservatorio Vecchi-Tonelli di Modena. Qui, da oltre 20 anni, è attiva la sua Masterclass in tecnica vocale e interpretazione del repertorio, corso che è stato recentemente inserito tra le più prestigiose iniziative di formazione del protocollo Modena Città del Belcanto, un accordo tra più enti per la formazione professionale dei cantanti lirici, la promozione e la valorizzazione dell’offerta culturale del territorio. Tra i suoi allievi figurano cantanti oggi ai vertici del panorama operistico internazionale come Maria Agresta, Andrea Carè, Veronica Simeoni, Vittoria Yeo e numerosi altri.

Insieme al marito Franco Guandalini, ha legato il proprio nome a importanti donazioni culturali, come la collezione di terrecotte emiliane del XVI-XX secolo donata alle Gallerie Estensi di Modena. Dal 16 maggio 2024 al settembre 2025 la Galleria Estense di Modena ha esposto per la prima volta al pubblico una selezione di sculture in terracotta della collezione Guandalini Kabaivanska. Si tratta di un’importante raccolta di opere che copre un ampio arco cronologico e geografico, dal Cinquecento al Novecento, dall’Italia settentrionale a quella centrale, con una preponderanza del Barocco emiliano.

“La mia è stata ed è una vita per la musica – ha raccontato il soprano –. Per me era felicità cantare, la mia felicità era il palcoscenico. Ho cantato, l’ho sempre fatto con gioia e con quella felicità che mi arrivava prima dal tutto dal pubblico”.

Buon Rotary !
Andrea Decaroli

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