Dalla ISS alla luna. Opportunità e sfide per l’Italia

La conviviale di martedì 22 settembre si è tenuta presso il Ristorante La Secchia Rapita all’interno del Palazzo Schedoni. Nasce nel cinquecento come convento dei frati agostiniani, per poi trasformarsi nel corso dei secoli in un’elegante dimora nobiliare e infine in un hotel storico.
La Presidente, Elisabetta Bertellini, dopo aver salutato l’Assistente del Governatore Marco Righi, il Presidente dell’Interact, Matteo Scordi e il Presidente del Rotaract, Ugo Malferrari, e ringraziato la nostra socia Daniela Dondi per aver reso possibile questa importante conviviale, apre la serata presentando il nostro ospite e relatore il Colonnello Walter Villadei, Capo Rappresentanza Aeronautica Militare per le attività di accesso allo Spazio nell’ambito del Commercial Spaceflight.
Il Col. Villadei si è diplomato all’Accademia dell’Aeronautica Militare di Pozzuoli, dove ha conseguito la laurea in Ingegneria aeronautica dell’Università di Napoli Federico I, presso cui ha conseguito anche un master in Ingegneria aerospaziale. Si è altresì specializzato in Ingegneria astronautica presso l’università di Roma “La Sapienza”. Nel 2024 l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” gli ha conferito un dottorato di ricerca honoris causa in ingegneria industriale. Dopo essersi addestrato per volare sulla navicella spaziale russa Sojuz, presso la Città delle Stelle, nel 2022 ha cominciato l’addestramento da astronauta presso il Johnson Space Center (Houston) della Nasa, grazie a una collaborazione tra il governo italiano e Axiom Space. Nel giugno 2023 ha partecipato al volo suborbitale Galactic 01 di Virgin Galactic e nel gennaio 2024 ha raggiunto lo spazio e la Stazione spaziale internazionale come pilota della missione Axiom Mission 3. Ha trascorso 21 giorni nello spazio, rientrando il 9 febbraio 2024 con ammaraggio nell’Oceano Atlantico.
Il padre dell’astronautica italiana fu certamente Luigi Broglio (Mestre, 1911–2001). Ingegnere eccezionale e ottimo organizzatore, riuscì a coinvolgere l’Italia in una collaborazione spaziale con gli Stati Uniti, riuscendo a far lavorare un team tutto italiano all’interno della NASA. Frutto del suo lavoro fu il Progetto San Marco: il 15 dicembre 1964 dalla base di Wallop Island, in Virginia, venne lanciato su un razzo Scout americano, il satellite San Marco 1, primo satellite italiano. Questo rese l’Italia la terza nazione al mondo a lanciare un satellite con un team nazionale dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, e la quinta nazione al mondo a lanciare un oggetto in orbita. Il San Marco 1 era un satellite scientifico con la missione di fornire dati sulla densità atmosferica e sulle caratteristiche della ionosfera terrestre. In riconoscimento del suo lavoro, a lui è dedicato il Centro spaziale “Luigi Broglio”, l’unica base di lancio di proprietà italiana situata al di fuori dal
territorio nazionale, in particolare nei pressi di Malindi, in Kenya, affacciato sull’Oceano Indiano. Il centro è stato utilizzato per diversi lanci tra gli anni ’60 e ’80, e da allora si occupa di tracciamento degli oggetti in orbita. Ancora oggi, l’Italia è ai primi posti per quanto riguarda le ricerche spaziali: oltre all’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Italia è membro fondatore dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, e collabora con le gli enti di ricerca e le agenzie spaziali più importati al mondo come NASA (Stati Uniti), CSA (Canada), JAXA (Giappone), e Roscosmos (Russia). L’Italia ha progettato e costruito una parte importante della Stazione Spaziale Internazionale. Si tratta della Cupola, un modulo di osservazione panoramica a 360° , alta circa 1,5 metri con un diametro massimo di quasi 3 metri dispone di 7 finestre in totale (6 trapezoidali sui lati e una grande finestra centrale circolare del diametro di 80 cm rivolta verso il nadir, ovvero verso la Terra. Permette di osservare le attività all’esterno della stazione, come le passeggiate spaziali (EVA) e l’arrivo dei veicoli di rifornimento o di trasporto equipaggio (come Soyuz e Crew Dragon). Offre una vista spettacolare della Terra ed è fondamentale per il supporto psicologico dell’equipaggio
Cosa significa davvero andare nello spazio oggi? Non solo emozione e scoperta, ma anche tecnologia, strategia e nuove opportunità economiche. Nel suo intervento, Walter Villadei ci ha raccontato come sta cambiando il modo di vivere e pensare lo spazio. Dal volo sulla Stazione Spaziale Internazionale alle nuove missioni commerciali, emerge un mondo in piena trasformazione, dove collaborazione e innovazione si intrecciano sempre di più. Negli ultimi 30 anni abbiamo avuto la Stazione Spaziale Internazionale, un capolavoro ingegneristico e diplomatico. Sarà deorbitata intorno al 2030 e la visione americana è trasferire il presidio delle orbite basse verso soggetti privati. Aziende come SpaceX e Axiom Space stanno costruendo nuove stazioni commerciali. Ci muoviamo da un modello governativo a uno pubblico-privato, in cui si condividono costi, visione e rischi. Serve, ancora una volta, un cambio di mentalità. Lo spazio è un concetto ampio. Alcune tensioni geopolitiche si riflettono anche lì: è un dominio di interessi industriali, economici, militari. La Stazione Spaziale Internazionale è però un contesto privilegiato: integra tecnologia russa e americana, che non possono funzionare separatamente. A bordo prevale la collaborazione. La comunità degli astronauti è piccola e fortemente integrata. Quando voli, affidi la tua vita al collega accanto a te. Contano professionalità, fiducia e spirito di squadra, non la nazionalità.
Lo spazio è sempre stato legato all’economia, ma oggi la differenza è che generiamo economia dallo spazio e nello spazio. Servizi fondamentali per la nostra vita quotidiana dipendono dallo spazio. Questo lo rende un settore strategico e critico. Nello spazio infatti esiste un’infrastruttura, fisica e digitale, attraverso cui passano dati fondamentali. La cybersicurezza è centrale. Le istituzioni devono garantire la sicurezza di questa infrastruttura. Lo spazio è abilitante: dobbiamo conoscerlo, proteggerlo e guidarne lo sviluppo.
Marte è ancora lontano, non solo fisicamente ma tecnologicamente: le radiazioni e l’ambiente ostile richiedono soluzioni non ancora mature. Luna e stazioni commerciali stanno invece avanzando in parallelo. Dopo il 2030 vedremo nuove infrastrutture private. L’Italia ha già accordi importanti e può giocare un ruolo da protagonista. Si svilupperà un ecosistema integrato tra orbite basse e Luna, con nuove opportunità di collaborazione.
Dallo stupore di vedere la Terra dallo spazio alle sfide della microgravità dove il cervello deve ricalibrarsi in uno spazio tridimensionale e si impara una nuova mobilità l’astronauta italiano Walter Villadei ci ha raccontato cosa significa davvero volare oltre l’atmosfera.

Buon Rotary!
Andrea Decaroli

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