{"id":8947,"date":"2023-02-28T14:37:47","date_gmt":"2023-02-28T13:37:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/?p=8947"},"modified":"2023-02-28T14:37:47","modified_gmt":"2023-02-28T13:37:47","slug":"resoconto-della-conviviale-del-21-febbraio-2023","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/?p=8947","title":{"rendered":"Resoconto della Conviviale del 21 febbraio 2023"},"content":{"rendered":"\n<p>Assente il Presidente Enrico Lupi, ha presieduto la conviviale, che si \u00e8 svolta presso la Dispensa Emilia di Via Emilia Est, il Vice Presidente Marco Righi, che ha subito introdotto il relatore della serata, il nostro socio ed Assistente del Governatore per l\u2019Area Ghirlandina Eugenio Boni.<br>In occasione dell\u2019anniversario della fondazione del Rotary (Chicago 23 febbraio 1905), Eugenio ci ha parlato del nostro Club con un taglio completamente diverso dal solito, risultato estremamente interessante; la sua relazione merita senz\u2019altro di essere riprodotta per intero.<br><br><strong>IL ROTARY IN ITALIA NELLA PRIMA META\u2019 DEL SECOLO SCORSO<br>I RAPPORTI CON IL FASCISMO E CON LA SANTA SEDE.<\/strong><br><br>Aderendo alla richiesta del nostro Presidente Enrico Lupi di onorare l\u2019anniversario del Rotary parlando di Rotary, ho voluto affrontare l\u2019argomento parlando, una volta tanto, non di quello che fa il Rotary, dei suoi meravigliosi progetti in ogni parte del globo, ma della storia del nostro sodalizio, con particolare riferimento ai rapporti che il Rotary ebbe in Italia con il Regime fascista e con la Santa Sede: questo perch\u00e9 sono argomenti di cui difficilmente si sente parlare nelle nostre riunioni, in cui, giustamente, gli argomenti trattati sono molto pi\u00f9 di frequente i risultati ottenuti, come ci si pu\u00f2 migliorare o come si possono limitare le perdite.<br>Credo per\u00f2 che, a distanza di quasi 120 anni dalla sua nascita, si possa anche guardare al Rotary da un punto di vista storico, e provare ad analizzare quelli che per la nostra Organizzazione sono stati probabilmente i periodi pi\u00f9 bui e pi\u00f9 difficili, almeno in Italia.<br>E poi non vi nascondo che quelli di cui vi parler\u00f2 stasera sono argomenti che mi hanno sempre attratto e interessato, sin dal mio ingresso nel Rotary e spero vivamente di poter trasmettere anche a voi, in questi 15-20 minuti, lo stesso interesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Le notizie e i fatti di cui vi parler\u00f2 sono presi da una bibliografia non amplissima ma certamente sufficiente allo scopo, in parte rotariana e in parte esterna al Rotary.<br>Necessariamente dobbiamo partire dalla fondazione del Rotary: come tutti sapete il Rotary viene fondato a Chicago nel 1905; nel 1910 i Rotary Club sono 16, tutti negli USA; il primo club \u201cestero\u201d nascer\u00e0 in Canada nel 1911, e nello stesso anno il Rotary approder\u00e0 in Europa, a Dublino. Nel 1921 viene fondato il 1.000\u00b0 Club in Gran Bretagna.<br>In Italia il primo Rotary Club nascer\u00e0 solo dopo la Grande Guerra, nel 1923, con un certo ritardo rispetto al resto dell\u2019Europa: causa principale di questo ritardo l\u2019instabilit\u00e0 della nostra situazione politica: scioperi sindacali, lotte nelle piazze fra i partiti, moti rivoluzionari avevano convinto le autorit\u00e0 di Chicago a soprassedere alla apertura di Club nel nostro Paese.<br>Il 20 novembre 1923, presso l\u2019esclusivo Ristorante Cova di Milano viene ufficialmente inaugurato il primo Rotary Club italiano; il luogo di nascita non \u00e8 casuale: Milano infatti si stava candidando a capitale economica di Italia. Sin da subito il primo Rotary Club assume una connotazione che lo differenzia dai Rotary Club d\u2019oltreoceano: tanto questi risultano ultra democratici, sempre aperti alla cooptazione di nuovi soci e alla fondazione di nuovi Club, quanto il RC di Milano assume una fisionomia aristocratica, elitaria, perch\u00e9 solo cos\u00ec, nelle intenzioni dei suoi fondatori, si sarebbe potuto svolgere, in un paese come l\u2019Italia, un\u2019opera efficace ed in linea con i principi ispiratori rotariani. Vedremo in realt\u00e0 tra breve che questa motivazione era solo di facciata, in quanto la vera motivazione era un\u2019altra.<br>Nel 1924 nasce a Trieste il secondo Rotary Club: anche in questo caso l\u2019ubicazione geografica non fu casuale: Trieste infatti era non solo citt\u00e0 di confine, ma era la finestra italiana sulla cultura mitteleuropea e sulle civilt\u00e0 dell\u2019est. Nel 1925 vengono fondati 11 Rotary Club, tutti nel Centro nord, con l\u2019eccezione di quelli di Napoli e Palermo. Sempre in quell\u2019anno viene costituito il Distretto unico di Italia, il 46\u00b0 in seno al Rotary International, e con esso anche un Consiglio Nazionale dei Club italiani con funzioni consultive per il Distretto e per i Club, anomalia questa solo italiana, ma che servir\u00e0 per marcare ulteriormente un certo distacco dai Rotary americani.<br>Il principio informatore nella cooptazione di nuovi soci \u00e8 quello di mirare sempre al primo in assoluto in ogni attivit\u00e0 economica e professionale: ritroviamo cos\u00ec nomi di altissimo prestigio fra i soci e i dirigenti dei vari Rotary Club in quegli anni: solo per citarne alcuni, Giovanni Agnelli (il pi\u00f9 prestigioso rappresentante degli imprenditori privati) a Torino, Giuseppe Volpi (Ministro delle Finanze) a Venezia, gli industriali Piero ed Alberto Pirelli a Milano, Gaetano Marzotto (leader dell\u2019industria laniera) a Vicenza; ma anche nomi di primissimo piano del mondo culturale e scientifico come Giovanni Treccani, fondatore dell\u2019Istituto dell\u2019Enciclopedia Italiana, a Roma e Guglielmo Marconi a Bologna; e poi esponenti dell\u2019alta aristocrazia: il Re Vittorio Emanuele III in persona, socio onorario al RC di Roma, il Duca d\u2019Aosta, il Duca degli Abruzzi, oltre a figure di spicco del primo fascismo come Arnaldo Mussolini, fratello del Duce.<br>Nonostante questa connotazione aristocratica ed elitaria, o forse proprio a causa di questo, sin da subito non mancarono segni di una certa diffidenza da parte del Regime fascista (siamo gi\u00e0 entrati nel Ventennio) nei confronti del Rotary e, riallacciandomi alla diversa connotazione del nostro Rotary rispetto a quello americano a cui vi ho accennato, possiamo dire che le motivazioni di questo Rotary \u201call\u2019italiana\u201d fossero essenzialmente politiche: si cercava di evitare che le autorit\u00e0 fasciste accusassero il movimento rotariano di essere troppo legato ai paesi \u201cdemoplutocratici\u201d in cui era nato. Comunque gi\u00e0 nel 1925, a soli due anni dalla sua nascita, il Rotary \u00e8 chiamato a dar conto della sua inclinazione internazionalista e pacifista, due elementi di sostanziale incompatibilit\u00e0 con il pensiero fascista, che proprio in quegli anni si mostrava incline ad un nazionalismo esasperato, ad una politica economica che rafforzava le difese doganali, e propugnava un\u2019ideologia espansionistica ed interventistica. Agli occhi del Regime il Rotary appare come un\u2019associazione di propaganda pacifista, al servizio pi\u00f9 o meno diretto degli interessi americani.<br>Gli sforzi diplomatici messi in atto per coniugare universalismo rotariano e nazionalismo italiano non erano un\u2019impresa semplice, anche in considerazione del fatto che, nel contempo ad esempio, i Rotary Club della Gran Bretagna erano attivamente impegnati nel progetto di costituzione della Societ\u00e0 delle Nazioni, per promuovere la pace nel mondo.<br>Nonostante questi momenti di impasse, il Rotary italiano riesce a mantenere rapporti di convivenza con il Regime fino al 1928: a febbraio di quell\u2019anno inizia per\u00f2 una campagna di stampa avversa al Rotary che viene accusato di aver mutuato dalla Massoneria fini ed obiettivi o addirittura di essersi identificato con essa. Anche se non \u00e8 dato sapere per certo se questa campagna di stampa contraria al Rotary fosse stata promossa da Mussolini, certamente il Duce, da tempo non sospetto, aveva combattuto la Massoneria.<br>Il Rotary dovette cos\u00ec far fronte alla taccia di Massoneria che le era rimproverata dal Regime fascista, proprio mentre il fronte cattolico gli muoveva la stessa accusa, pur da un altro punto di vista (carattere universalistico, promozione di rapporti amichevoli tra uomini di diversa religione, indifferentismo religioso) come vedremo tra breve.<br>Furono anni difficili per il Rotary, che rischi\u00f2 di soccombere sotto il tiro incrociato dei due schieramenti.<br>Durante la crisi dei rapporti col fascismo, un imminente decreto di scioglimento del Rotary preparato dalla Presidenza del Consiglio fu scongiurato dal Governatore del Distretto unico italiano, il Principe Ginori Conti, che riusc\u00ec ad ottenere dal Duce una rassicurazione personale e confortante: \u201cStia tranquillo, il Rotary non sar\u00e0 toccato. La stampa avr\u00e0 ordine di non occuparsene oltre\u201d.<br>Tuttavia Ginori Conti sar\u00e0 l\u2019ultimo Governatore del Distretto unico ad essere eletto senza ingerenze politiche: nel 1929 il suo successore sar\u00e0 nominato solo dopo preventiva autorizzazione del Duce e come lui i Governatori che seguiranno.<br>Negli anni successivi i rapporti continuarono a peggiorare: nel 1938 il Duce addit\u00f2 a tutti il nuovo nemico da combattere, la borghesia, e il Rotary, espressione indiscussa della borghesia italiana, cadde vittima di questa battaglia. Molti soci si riproponevano il problema della compatibilit\u00e0 tra la loro iscrizione al Partito Nazionale Fascista e la partecipazione al Rotary; i primi rotariani a cedere e a dare le dimissioni furono i pi\u00f9 legati al Regime, i pi\u00f9 impressionabili, quelli che meno si erano permeati dello spirito rotariano e meno credevano, in segreto, alla sua efficacia. Si sciolsero i RC di Trieste, Pisa e Mantova e altri, come quello di Bologna, persero numerosi soci. Il 14 novembre 1938 il Distretto unico italiano decret\u00f2 lo scioglimento del Rotary in Italia, con decorrenza dal 31 dicembre di quello stesso anno. La scelta dell\u2019autoscioglimento fu il solo atto di dignit\u00e0 che il Rotary pot\u00e8 compiere in quel momento a detta dei dirigenti Distrettuali, anche se questa tesi, a guerra finita, fu poi criticata in quanto si ritenne che il Rotary avrebbe potuto trarre maggior forza, vitalit\u00e0 e prestigio da uno scioglimento imposto piuttosto che da un autoscioglimento.<br>Il Rotary in Italia in quel momento, dopo 15 anni di vita, contava 34 club e 1.650 soci: aveva aperto le porte di casa di ciascuno di noi e una ventata di aria pulita era entrata; il Rotary ci aveva permesso di conoscere altri uomini che, come noi, vivevano e aspiravano ad un mondo migliore.<br>Il Rotary rinascer\u00e0 in Italia al termine del conflitto mondiale: il primo Club a riaprire sar\u00e0 Messina nel 1944, seguito via via da tutti gli altri: a partire da quell\u2019anno la diffusione del Rotary in Italia conosce un momento di euforia, sia per quanto riguarda l\u2019aumento dei soci che dei Club: in questo ambito si colloca la nascita del nostro Club, che vedr\u00e0 la luce nel 1949.<br>A questo punto mi piacerebbe fare un passo indietro e focalizzare l\u2019attenzione sui rapporti tra il Rotary e la Chiesa cattolica, rapporti che per circa un trentennio furono molto tesi, con momenti di fasi acute e di calma apparente, in cui per\u00f2 il fuoco covava sotto la cenere. Parlare oggi di contrasti tra questi due Enti, quando sul trono di Pietro siede Papa Francesco, che come Arcivescovo di Buenos Aires era socio onorario di quel Club, pu\u00f2 suonare strano, ma in effetti vi furono momenti in cui l\u2019ostilit\u00e0 della Chiesa cattolica per il Rotary avrebbe potuto avere gravissime conseguenze sullo sviluppo del nostro sodalizio in tutti i Paesi del mondo cattolico: oggi, in una societ\u00e0 in cui la percentuale di cattolici rigidamente osservanti \u00e8 intorno al 10% il problema farebbe forse sorridere: all\u2019epoca invece il pericolo era reale.<br>Dunque il trentennio incriminato \u00e8 quello che va dal 1928 al 1960 e in questo lasso di tempo due furono i momenti culminanti in cui la Chiesa si schier\u00f2 apertamente contro il Rotary: il primo nel 1928\/29 e il secondo nel 1951. Peraltro il delicatissimo argomento ha potuto essere chiarito definitivamente solo dopo che Papa Benedetto XVI ha aperto agli studiosi una parte dell\u2019Archivio Segreto Vaticano, quello dagli anni 1922 al 1939, corrispondenti al pontificato di Pio XI.<br>L\u2019ostilit\u00e0 della Chiesa nei confronti del Rotary nacque per l\u2019identificazione del codice etico rotariano con i principi della massoneria; anzi in alcuni paesi come l\u2019America Latina il Rotary fu addirittura considerato un\u2019emanazione occulta della massoneria, i cui principi erano nettamente opposti a quelli della dottrina cattolica, tanto da averne provocato la scomunica fin dal 1751 da parte di Papa Benedetto XIV.<br>La prima fase di ostilit\u00e0 nasce nel febbraio 1928 quando i due organi di stampa vaticani, l\u2019Osservatore Romano e Civilt\u00e0 Cattolica, l\u2019autorevole rivista dei Gesuiti, prendendo spunto dalla campagna di stampa avversa al Rotary orchestrata dal Regime fascista di cui abbiamo parlato poco fa, rincarano la dose, dando origine ad una forte ostilit\u00e0 delle alte gerarchie ecclesiastiche dell\u2019America Latina e della cattolicissima Spagna nei confronti del Rotary e il cui risultato pi\u00f9 tangibile fu la chiusura del Rotary di Madrid e la scomparsa del Rotary dalla Spagna.<br>A rincarare la dose, il 4 febbraio 1929 venne anche emanato un \u201cnon expedit\u201d ossia un divieto per i sacerdoti di far parte di Club rotariani, fatto questo molto frequente nei Club americani.<br>Per la prima volta in forma ufficiale e a livello mondiale la Santa Sede manifestava la propria posizione negativa nei confronti del Rotary.<br>Grande fu la preoccupazione del Rotary International per le conseguenze che avrebbe potuto avere un atteggiamento cos\u00ec intransigente in tutti i Paesi del mondo cattolico; in questo momento un ruolo cruciale lo svolge il Rotary Italiano, non solo per la sua vicinanza con il Club di Roma alla Santa Sede, ma anche per il ruolo che ebbero due rotariani nella risoluzione del problema: Omero Ranelletti del Club di Roma, e Felice Seghezza, gi\u00e0 Board Director del Rotary International: grazie alla loro mediazione il Presidente Internazionale Tom Sutton viene ricevuto a Roma dalle pi\u00f9 alte Autorit\u00e0 del Vaticano: per dieci giorni, dal 13 al 22 febbraio 1929, le parti discussero in particolare del codice etico rotariano, che aveva dato adito al sospetto di massoneria e Sutton si dichiar\u00f2 disposto a rivedere quei punti che si prestavano ad equivoche interpretazioni, nel corso della Convention di Dallas del giugno successivo. Questo bast\u00f2 a calmare le acque e a far cessare la campagna denigratoria della Santa Sede nei confronti del Rotary: si trattava in realt\u00e0 non di una vittoria, ma solo di un armistizio. Negli altri Paesi non tutte le Autorit\u00e0 ecclesiastiche si adeguarono all\u2019atteggiamento conciliante della Santa Sede: non dobbiamo dimenticare che tutta la societ\u00e0 cattolica viveva allora nella rigida e intransigente atmosfera del Concilio Vaticano I, le cui regole intervenivano non solo nella vita religiosa, ma anche in quella sociale e familiare.<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia la diffidenza verso il Rotary si riacutizza nel 1949 ad opera di una delle voci pi\u00f9 importanti ed influenti della Chiesa, il Cardinale di Milano Ildefonso Shuster, che defin\u00ec il Rotary \u201cfra i nuovi pericoli per la Chiesa cattolica\u201d. L\u2019intensificarsi di sollecitazioni da pi\u00f9 parti spinse Papa Pio XII ad incaricare l\u2019allora Segretario di Stato Giovanni Montini a riaprire le indagini sul Rotary. Risultato di questo studio fu un drastico mutamento di rotta nella politica vaticana: l\u201911 gennaio 1951 il Sant\u2019Uffizio emanava un nuovo decreto ancor pi\u00f9 pericoloso di quello del 1929: se infatti il \u201cnon expedit\u201d del 1929 si limitava a vietare la partecipazione al Rotary dei sacerdoti, il decreto del 1951 rivolgeva una categorica indicazione anche ai laici, diffidandoli dall\u2019aderire al Rotary, stante l\u2019affinit\u00e0 di questo con la massoneria.<br>Questa dura presa di posizione, cadde come un fulmine a ciel sereno nel mondo rotariano creando non poco sconcerto e imbarazzo. Fu ancora il rotariano Omero Ranelletti a prendere in mano la situazione e, forte dell\u2019esperienza del 1929, si fece ricevere dal Direttore di Civilt\u00e0 Cattolica a cui mostr\u00f2 la documentazione di vent\u2019anni prima: la sua perorazione ebbe un risultato insperato e dopo soli 10 giorni dalla condanna, \u201cOsservatore Romano\u201d usc\u00ec con un articolo che alleggeriva di molto la portata del Decreto del Sant\u2019Uffizio nei confronti del Rotary. Purtroppo non sono ancora consultabili gli Archivi Vaticani relativi a quegli anni e quindi non ci \u00e8 dato di sapere con esattezza come si svolsero i fatti: certo \u00e8 che il potente appoggio dei Gesuiti contribu\u00ec indubbiamente a smorzare i toni del Decreto.<br>Va comunque osservato che al miglioramento del rapporto Rotary-Chiesa contribuirono sicuramente anche altri fattori e non ultimo il chiaro sostegno del Rotary ai valori della democrazia contro il marxismo in un momento storico in cui l\u2019avanzata del comunismo nell\u2019Europa orientale rappresentava per la Chiesa un pericolo dagli sviluppi imprevedibili: sarebbe stato assurdo ostacolare l\u2019esistenza di un alleato potente come il Rotary.<br>Per alcuni anni la piena accettazione del Rotary da parte della Chiesa avviene con gradualit\u00e0: per dare una data precisa alla fine di questa lunga e drammatica \u201cquerelle\u201d si deve aspettare il 13 novembre 1957 quando l\u2019ancora Arcivescovo di Milano Giovanni Montini, ospite del RC di Milano pronunci\u00f2 parole che dimostravano la completa fine di ogni riserva della Chiesa nei confronti del Rotary: \u201cVi ringrazio signori Rotariani per questa manifestazione di omaggio e plauso che mi rivolgete. Debbo con lealt\u00e0 dichiararvi che in passato io ebbi molte riserve sul Rotary, frutto di ignoranza e di errore\u2026..\u201d.<br>Certamente le dichiarazioni di colui che pochi anni dopo sarebbe diventato Papa Paolo VI e che come Segretario di Stato di Papa Pacelli (Pio XII) era stato uno dei pi\u00f9 convinti avversari del nostro sodalizio, spazzarono via gli ultimi dubbi sulla serenit\u00e0 dei rapporti tra la Chiesa e il Rotary.<br>Possiamo concludere che, se prima della guerra del pensiero rotariano erano colti solo gli aspetti di ecumenismo, di morale laica, e di \u201creligione naturale\u201d, che alimentavano i sospetti di collusione con il mondo massonico, nel dopoguerra prevalgono invece i valori del servizio, del pacifismo, dell\u2019impegno sociale, della comprensione e della solidariet\u00e0, principi tutti che ritroviamo anche nel cattolicesimo.<br>Amici io ho concluso, mi scuso con voi se vi ho parlato di Rotary in modo un po\u2019 atipico, ma credo che anche questo possa essere un modo efficace per celebrare l\u2019anniversario del nostro sodalizio in maniera adeguata.<br>Grazie.<br>Al termine Marco Righi ci ha ricordato i prossimi impegni rotariani: marted\u00ec prossimo da Vinicio incontreremo alcune startup, oggetto del nostro service il \u201cRotary Modena Startup Networking\u201d. Poi ci saranno due eventi distrettuali: sabato 4 marzo a Bologna il SIPE, Seminario di Istruzione Presidenti Eletti 23\/24 e domenica 5 marzo, sempre nell\u2019ambito dell\u2019organizzazione del SIPE, la vista al Museo Ferrari ed allo stabilimento di Maranello. In entrambi gli eventi sar\u00e0 presente la Presidente Internazionale 2024\/2025 Stephanie A. Urchick.<br>Eugenio Boni ci ha poi ricordato che il prossimo 2 aprile, domenica, a Fiorano Modenese, presso la palestra del Fiorano Calcio, ci sar\u00e0 un\u2019ulteriore incontro a livello di Distretto 2072 per il confezionamento di pasti da distribuire ai bambini dello Zimbawe.<br><br>Un caro saluto<br>Claudio Colombi<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/20230221_223006-rid-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8948\" srcset=\"https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/20230221_223006-rid-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/20230221_223006-rid-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/20230221_223006-rid-113x150.jpg 113w, https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/20230221_223006-rid-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/20230221_223006-rid-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/20230221_223006-rid-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Assente il Presidente Enrico Lupi, ha presieduto la conviviale, che si \u00e8 svolta presso la Dispensa Emilia di Via Emilia Est, il Vice Presidente Marco Righi, che ha subito introdotto il relatore della serata, il nostro socio ed Assistente del Governatore per l\u2019Area Ghirlandina Eugenio Boni.In occasione dell\u2019anniversario della fondazione del Rotary (Chicago 23 febbraio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":251,"featured_media":8948,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-8947","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news","has_thumb"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8947","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/251"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8947"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8947\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8949,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8947\/revisions\/8949"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8948"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8947"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8947"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8947"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}