{"id":5617,"date":"2018-03-13T17:43:39","date_gmt":"2018-03-13T16:43:39","guid":{"rendered":"http:\/\/rotaryclubmodena.it\/?p=5617"},"modified":"2018-03-28T07:57:21","modified_gmt":"2018-03-28T06:57:21","slug":"resoconto-della-serata-del-20-febbraio-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/?p=5617","title":{"rendered":"RESOCONTO DELLA SERATA DEL 20 FEBBRAIO 2018"},"content":{"rendered":"<p>Ci ritroviamo alla Societ\u00e0 del Sandrone per una serata interna dove seguendo la tradizione di fare parlare i soci entrati da poco tempo nel nostro Club il Presidente Cesare Brizzi ha passato la parola al nostro socio Pietro Cantore che, dopo le fatiche ed i successi dell\u2019ultima edizione di Modena Antiquaria, ci presenta la sua attivit\u00e0 e ci parla di antiquariato. Riportiamo di seguito uno stralcio della sua relazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><b>Modena: arte e mercato<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>La devoluzione di Ferrara, Cesare d\u2019Este e Modena capitale<\/b><\/p>\n<p>Con la bolla <i>Prohibitio alienandi et infeudandi civitates et loca Sanctae Romanae Ecclesiae<\/i>, emanata da papa Paolo V il 3 maggio 1567, si pongono le condizioni preliminari alla devoluzione di Ferrara allo Stato della Chiesa, avvenuta poi nel 1598: da questo momento solo i figli legittimi hanno diritto a ereditare il feudo (Ferrara, diversamente da Modena e Reggio, \u00e8 sempre stata un feudo pontificio).<\/p>\n<p>Al Duca Alfonso II, morto il 27 ottobre 1597 senza eredi diretti, succedette Cesare d\u2019Este, figlio di Alfonso d\u2019Este, marchese di Montecchio, che a sua volta era figlio naturale del Duca Alfonso I e della sua amante Laura Dianti.<\/p>\n<p>La legittimit\u00e0 della successione fu riconosciuta dall\u2019imperatore Rodolfo II, ma non dal papa Clemente VIII, il quale decise di riprendersi Ferrara.<\/p>\n<p>Il Duca chiese aiuto alle principali potenze europee ottenendo solo promesse e tent\u00f2 un difficile dialogo con il papa. Mand\u00f2 come ambasciatrice della trattativa la cugina Lucrezia d\u2019Este, sorella di Alfonso II, che desiderava vendetta sull\u2019intera famiglia d\u2019Este da quando suo fratello Alfonso fece uccidere il suo amante, conte Ercole Contrari: Lucrezia non tratt\u00f2 col papa e accett\u00f2 subito le condizioni di Clemente VIII che fu irremovibile, riprese Ferrara e scomunic\u00f2 Cesare d\u2019Este.<\/p>\n<p>La scomunica di Cesare caus\u00f2 uno shock popolare: le chiese di Ferrara furono interdette e le delizie estensi rase al suolo (Belvedere) o depredate e trasformate in fattorie (Belriguardo): l\u2019intento del papa fu di operare una vera e propria <i>damnatio memoriae<\/i>, eliminando tutti i simboli e i monumenti del potere degli Este.<\/p>\n<p>Il 30 gennaio 1598 Cesare entr\u00f2 a Modena, nuova capitale.<\/p>\n<p>Al momento della devoluzione di Ferrara, Modena era un paesotto di circa 20mila abitanti, totalmente inadeguato al nuovo ruolo di capitale, e la cui economia si fondava principalmente sulle manifatture tessili della lana e sull\u2019industria agricola del baco da seta, oltre all\u2019esportazione dei vini bianchi e rossi, dei salumi, dei bestiami e dell\u2019acquavite.<\/p>\n<p>Ad aggravare la situazione, con la perdita di Ferrara e delle zone limitrofe, si aggiunse un calo notevole nella produzione di cereali, che in precedenza copriva i 2\/3\u00a0 del fabbisogno della popolazione del Ducato.<\/p>\n<p>Oltre alla crisi commerciale bisognava far fronte anche all\u2019inadeguatezza della residenza ducale a Modena: l\u2019antico e fatiscente castello medievale estense, di certo non adatto a rappresentare il nobile casato in cerca di rilancio economico e sociale.<\/p>\n<p>Inoltre bisogna considerare che quando gli Este arrivarono a Modena, perdettero gran parte delle opere d\u2019arte che avevano fatto di Ferrara una grande capitale: Cesare d\u2019Este, infatti, a Ferrara viveva a Palazzo dei Diamanti, da cui port\u00f2 a Modena l\u2019archivio estense, che rappresentava l\u2019identit\u00e0 del casato e insieme la propriet\u00e0, il possesso e il diritto al potere; inoltre trasfer\u00ec il suo studiolo, i suoi libri e vari dipinti tra cui le tele dei Carracci oggi in Galleria Estense.<\/p>\n<p>Lasci\u00f2 purtroppo a Ferrara i dipinti che erano presenti nel castello estense: i capolavori commissionati da Alfonso I a Tiziano (Baccanali) e a Dosso Dossi per il suo studiolo di Ferrara divennero di propriet\u00e0 del pontefice, molti altri dipinti estensi andarono rubati.<\/p>\n<p>Possiamo comunque pensare a Modena a inizio Seicento come a un laboratorio straordinario, proprio perch\u00e9 totalmente da reinventare.<\/p>\n<p>Inoltre vi era da sempre nel DNA degli Este la forte consapevolezza della potenza e dell\u2019influenza della propria dinastia in Europa. Gli estensi nutrivano anche un sentimento di rivalsa nei confronti del destino loro e dei Medici, diretti rivali di sempre, che divennero Granduchi quando loro persero la capitale e si trovarono con uno stato da ricostruire da capo.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo era dunque quello di ricreare una potenza, sia dal punto di vista economico e commerciale, sia dal punto di vista delle alleanze strategiche e del prestigio sociale, sia nell\u2019immaginario collettivo dei propri sudditi.<\/p>\n<p>In questo clima, dopo l\u2019abdicazione di Alfonso III dopo appena un anno di regno (era dedito alla caccia e nel 1629 si fa frate cappuccino con il nome di Giambattista d\u2019Este), nel 1629 diventa Duca Francesco I, a soli 18 anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Francesco I d\u2019Este<\/b><\/p>\n<p>Francesco I dovette subito affrontare una tremenda epidemia di peste nei primi anni \u201930. Al termine di questa spos\u00f2 Maria Farnese e inizi\u00f2 a stringere amicizie importanti presso le maggiori corti europee per risollevare la potenza e il prestigio del casato.<\/p>\n<p>Nel \u201934-\u201935, al termine della grande peste, la sua idea fu quella di disporre una serie di costruzioni: impost\u00f2 il Palazzo Ducale, che avrebbe sostituito l\u2019angusto castello estense.<\/p>\n<p>Diede avvio alla costruzione del Palazzo cittadino e a quello suburbano di Sassuolo, fece costruire il Santuario mariano fuori citt\u00e0, a Fiorano, per devozione alla Vergine grazie alla quale il popolo era uscito dall\u2019epidemia. L\u2019intenzione di Francesco I fu di apparire agli occhi del suo popolo come un grande architetto, un \u201cbuon costruttore\u201d, simile a Dio.<\/p>\n<p>Francesco I cerc\u00f2 anche attraverso le arti di glorificare ed esaltare come un vero re la propria figura di sovrano. Durante gli anni del suo ducato si fece ritrarre, tra gli altri, da Guercino, Velazquez e Bernini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>I ritratti<\/b><\/p>\n<p>1. Guercino, Ritratto di Francesco I d\u2019Este Duca di Modena, 1632. Fu commissionato dal Duca insieme al ritratto della moglie Maria Farnese e pagato al pittore 630 scudi il 31 maggio 1633. Il Duca lo regal\u00f2 al re di Spagna Filippo IV in occasione della sua visita a Madrid nel 1638.<\/p>\n<p>Francesco ha l\u2019aspetto posato, \u00e8 in piedi appoggiato a una balaustra \u2013 probabilmente del castello estense \u2013 e ha alle spalle la Ghirlandina, segno di riconoscimento della nuova capitale. Francesco I prefigura l\u2019ambizione di uno skyline estense, ovvero il Palazzo Ducale, che verr\u00e0 in uso negli anni \u201980-\u201990 dopo la sua morte (1656).<\/p>\n<p>La stessa idea di solennit\u00e0 \u00e8 visibile anche nel ritratto pendant della moglie del Duca Maria Farnese, che tiene la mano destra poggiata su un paio di eleganti guanti marroni, da sempre simbolo del potere.<\/p>\n<p>Al museo di Ginevra sono conservate le copie dei due dipinti, attribuite a Matteo Loves.<\/p>\n<p>2. Nella stessa occasione Francesco I si fece ritrarre da Velazquez in abiti spagnoli (tra il 1638 e il 1639). Francesco I si trovava ospite dei reali di Spagna e Velazquez lavorava in via pressoch\u00e9 esclusiva per la corte di Filippo IV, eccellendo in particolare nella ritrattistica.<\/p>\n<p>Francesco \u00e8 colto di tre quarti, armato come un condottiero spagnolo, con il colletto stretto, la fascia e sotto la collana del toson d\u2019oro (il vello d\u2019oro, un agnello, in ricordo delle imprese degli Argonauti). Il metallo baluginante e la fusciacca rosa sono resi da liquidi colpi di pennello, in modo tizianesco e a tratti compendiario: forse il dipinto nacque come bozzetto per un pi\u00f9 grande ritratto equestre mai realizzato per via dell\u2019incrinatura dei rapporti tra spagnoli ed Estensi, nel frattempo alleatisi con i francesi.<\/p>\n<p>3. Bernini, che aveva gi\u00e0 dato consigli sulla costruzione del palazzo ducale cittadino e fornito alcuni progetti a Bartolomeo Avanzini per quello di Sassuolo, venne incaricato da Francesco I di scolpire un busto con il suo ritratto nel 1650.<\/p>\n<p>Alla base di questa richiesta da parte di Francesco I vi \u00e8 il concetto di regalit\u00e0. Bernini aveva riscattato il genere del ritratto scolpito dopo un secolo in cui era stato bistrattato: Michelangelo aveva infatti tacciato la ritrattistica di piccolezza, tant\u2019\u00e8 che nelle cappelle medicee i suoi marmi appaiono totalmente idealizzati. Oltre a rilanciare totalmente il genere, Bernini era all\u2019epoca il maggiore scultore in circolazione, artista prediletto del papa, che aveva gi\u00e0 ritratto i massimi sovrani europei, e un suo ritratto avrebbe rilanciato l\u2019immagine di Francesco I a livello globale.<\/p>\n<p>Bernini, che al tempo non poteva spostarsi da Roma e che non vide mai dal vivo Francesco I, lo dovette ritrarre sulla base di un alcuni dipinti che il duca gli fece recapitare. L\u2019artista oppose molte resistenze all\u2019impresa che lui stesso reputava \u201cquasi impossibile\u201d e che rifer\u00ec in seguito il suo \u201cvoto solenne\u201d di non operare pi\u00f9 in tal modo. Bernini complet\u00f2 l\u2019opera tra il 1650 e il 1651, accompagnando il busto da una lettera di spiegazioni e di scuse anticipate per l\u2019eventuale non somiglianza del ritratto, senza nominare il pagamento, prassi che si addiceva ai grandi umanisti.<\/p>\n<p>Francesco I ebbe allora l\u2019intuizione che con il principe degli artisti avrebbe dovuto usare il regime del dono, come in precedenza aveva gi\u00e0 fatto Carlo I d\u2019Inghilterra, che don\u00f2 a Bernini un anello di diamanti per il suo busto marmoreo.<\/p>\n<p>Il Duca fece riferire a Bernini di aver mandato 3000 scudi (la cifra che cost\u00f2 a Innocenzo X la Fontana dei Fiumi) per l\u2019acquisto di un regalo adeguato, ma che l\u2019artista poteva anche prendere il denaro, se preferiva. Bernini opt\u00f2 per il denaro, sottolineando come il valore di quel dono fosse un segno di generosit\u00e0 \u201cpi\u00f9 che reale\u201d della casa d\u2019Este. Cos\u00ec Francesco I guadagn\u00f2 la magnificenza.<\/p>\n<p>Ai tempi di Francesco I la collezione, dopo aver radunato dai territori estensi vari capolavori tra cui diversi dipinti di Correggio e dei Carracci, era gi\u00e0 divenuta una delle pi\u00f9 importanti della penisola. La sua idea era di riunire nella sua quadreria le tre scuole pittoriche del tempo: lombarda, veneziana e romana, infatti cerc\u00f2 per anni di portare anche un Raffaello a Modena. Il Duca mor\u00ec nel 1658, ma anche i suoi successori incrementarono le collezioni d\u2019arte attraverso un collezionismo molto vario, non solo di dipinti, ma anche di disegni, sculture, strumenti musicali (Francesco II in particolare), oggetti e manufatti che fanno parte della sfera delle cosiddette arti applicate e che sono andate negli anni a costituire una raccolta particolarissima per la sua variet\u00e0 e ricchezza, molto ammirata anche a inizio \u2018700 dai viaggiatori del Gran Tour.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>La vendita di Dresda<\/b><\/p>\n<p>Nel 1737 il Duca Francesco III fece sistemare la collezione dei quadri nelle sale dell\u2019ala est del palazzo ducale ordinandoli con criteri espositivi e di allestimento che ne fecero una galleria chiara e definita.<\/p>\n<p>Due anni dopo la galleria venne visitata durante un Gran Tour da Charles de Brosses, che la descrisse come \u201cla pi\u00f9 bella galleria che ci sia in Italia (\u2026) la meglio tenuta, la meglio distribuita e la meglio ornata\u201d.<\/p>\n<p>Durante la guerra di successione austriaca, Francesco III divenne comandante delle truppe spagnole in Italia e si trov\u00f2 a fronteggiare una vasta campagna militare austro-piemontese in Val padana che port\u00f2 nel 1742 all\u2019occupazione di Modena,<\/p>\n<p>Le pesanti spese militari, oltre al mantenimento della corte riparata a Venezia durante la guerra, portarono il Ducato in uno stato di profondo indebitamento.<\/p>\n<p>La Galleria venne trasferita in differenti luoghi durante l\u2019occupazione e venne meticolosamente compilata una catalogazione di tutte le opere, forse pensata come base per le trattative di cessione di una parte pi\u00f9 o meno importante della sua collezione.<\/p>\n<p>Augusto III, elettore di Sassonia, uomo divenuto tra i pi\u00f9 potenti e ricchi d\u2019Europa, volle decorare la sua vecchia capitale, Dresda, trovando l\u2019accordo per la vendita di 100 quadri famosi, tra i pezzi pi\u00f9 importanti della Galleria, che furono acquistati per la notevole cifra di 100.000 zecchini nel 1746.<\/p>\n<p>Tra le opere vendute vi erano capolavori di Annibale Carracci, Correggio, Battista e Dosso Dossi, Garofalo, Guercino, Parmigianino, Tiziano, Velazquez, Veronese, Holbein il giovane, Rubens, Guido Reni\u2026<\/p>\n<p>Al termine della brillante ed interessante relazione che Pietro ha accompagnato con delle diapositive e risposto alle numerose domande da parte dei soci il Presidente Cesare dopo averlo ringraziato e prima di chiudere la serata ha ricordato i programmi futuri del club ed ha riunito il Consiglio Direttivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 33%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 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(Bologna, 1540 \u2013 Toscana, 1612), Ritratto di Cesare d\u2019Este, olio su tela, cm 74 x 55, Modena, Accademia Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti, gi\u00e0 Modena, Cantore Galleria Antiquaria\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.2.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"100\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.2-100x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-2-5667\" srcset=\"https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.2-100x150.jpg 100w, https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.2-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.2-682x1024.jpg 682w\" sizes=\"auto, (max-width: 100px) 100vw, 100px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-2-5667'>\n\t\t\t\tGiovan Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, 1591 \u2013 Bologna, 1666), Ritratto di Francesco I, Duca di Modena, olio su tela, cm 224&#215;120,5, Modena, Cantore Galleria Antiquaria\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.3.jpeg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"110\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.3-110x150.jpeg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-2-5668\" srcset=\"https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.3-110x150.jpeg 110w, https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.3-221x300.jpeg 221w, https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.3.jpeg 570w\" sizes=\"auto, (max-width: 110px) 100vw, 110px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-2-5668'>\n\t\t\t\tDiego de Silva Velazquez y Rodriguez (Siviglia, 1599 &#8211; Madrid, 1660), Ritratto del Duca Francesco I d\u2019Este, olio su tela, cm 68 x 51, Modena, Galleria Estense\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl><br style=\"clear: both\" \/><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.4.jpeg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"101\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.4-101x150.jpeg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-2-5669\" srcset=\"https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.4-101x150.jpeg 101w, https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.4-202x300.jpeg 202w, https:\/\/www.rotarymodena.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fig.4.jpeg 570w\" sizes=\"auto, (max-width: 101px) 100vw, 101px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-2-5669'>\n\t\t\t\tGian Lorenzo Bernini (Napoli, 1598 \u2013 Roma, 1680), Busto del Duca Francesco I d\u2019Este, marmo, cm 80, Modena, Galleria Estense\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl>\n\t\t\t<br style='clear: both' \/>\n\t\t<\/div>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci ritroviamo alla Societ\u00e0 del Sandrone per una serata interna dove seguendo la tradizione di fare parlare i soci entrati da poco tempo nel nostro Club il Presidente Cesare Brizzi ha passato la parola al nostro socio Pietro Cantore che, dopo le fatiche ed i successi dell\u2019ultima edizione di Modena Antiquaria, ci presenta la sua [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":251,"featured_media":5619,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[8,26],"tags":[],"class_list":["post-5617","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news","category-news-dal-nostro-club","has_thumb"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5617","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/251"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5617"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5617\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5670,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5617\/revisions\/5670"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5619"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5617"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5617"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rotarymodena.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5617"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}